L'arte della voce
Ho sempre pensato alla voce come un mistero che si realizza e produce da sé, come avesse vita a sé stante e le parole non altro che veicoli di suoni cui portare significato o delineare un colore. Razionalmente non la guido semmai razionalmente intuisco dove vorrebbe andare e la seguo addomesticando i suoni, rendendoli fruibili al repertorio, perché aderiscano alle mie capacità riconosciute e non mi mettano in imbarazzo più del necessario.
Il canto ha attraversato la mia vita come una cosa naturale. Non è mi è costato niente essere intonata né possedere musicalità e fu così finché riproducevo canzoni con testi inventati fingendo d'essere una diva che scendeva le scale di casa. Fino ad allora cantare era come salire sugli alberi, giocare e correre dietro ad una palla... un gioco. Ma poi sentire una nota e riprodurla con una A fu come tornare indietro, conoscere le lettere, le parole che avevano un suono e quella musica che tormentava i miei ditini sul pianoforte aveva il nome di una vocina impaurita. Ci volle un bel po' perché io mi riconoscessi in quella voce tremolante che tutto d'un tratto non era capace di emettere una nota, bloccata com'era a fare qualcosa di innaturale come un'insignificante A.
Cantare è una cosa naturale finché rimane spontanea, ma quando l'età delle spontaneità si esaurisce con la fanciullezza anche cantare diventa faticoso, raggiungere le note alte un'impresa, dominare l'emozione, la timidezza difficile. Ho imparato dalla mia voce a conoscere quella che sono e quello che mi succede. La voce registra, cresce e matura con la persona che sei dentro e fuori. Si definisce con le paure, le idee, le cose che ti appartengono, quelle che non vuoi riconoscere di te, racconta come ti relazioni, il rapporto con mamma e papà, distingue le fobie, le cose che ci piacciono, conserva l'educazione fonetica che si recepisce in famiglia, qualche volta anticipa eventi e definisce sensazioni. Ma la voce per uscire spontaneamente, deve tornare bambina, non risentire di tutti quei blocchi emotivi e fisici che l'hanno costretta in poche linee melodiche e in suoni possibilmente accettabili. La voce è molto di più di quello che rappresenta il canto ed educarla significa scoprire quanto può raccontare.
La voce non è un'entità astratta, è una sorgente sonora, è un fenomeno fisico ma è anche fenomeno spirituale perché raccoglie tutta la nostra umanità.
Voce,lavoro muscolare e tensione metafisica
Percepisco con certezza la tensione della muscolatura del collo e della nuca, del tronco in particolare del gran dorsale, il piccolo pettorale, il quadrato dei lombi, la cresta iliaca e il diaframma, ma sento anche contrarsi i glutei, i quadricipiti, i muscoli dei polpacci, arrivando fino ai piedi, che sembrano inchiodarsi al pavimento. C'è una dimensione epica del corpo nel tendersi al suono come se s'attendesse alla vita, perchè il canto è vita. Nell'emissione del suono infatti emetto aria, in seconda fase di respirazione, emetto vita, creo suono.
Se poi al lavoro fisico muscolare corrisponde una tensione emotiva e spirituale, sembra naturale considerare il canto la forma di comunicazione più alta, completa e straordinaria. Così io concepisco cantare, qualcosa di tanto umano ed estremamente fisico quanto spirituale e mistico.
Quanto mi ancoro alla terra portando la muscolatura a testare la propria potenza carica della forza di gravità, tanto la voce si solleva da terra, tentando strade spesso sconosciute, nuove a cercare i misteri del cuore, viaggiando tra le conoscenze della psiche e stabilendo reale rapporto con l'anima, sostanza primaria di vita.
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Peretti for president!!!
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