L'arte della voce

 

ilaria2.jpgPremessa

 

Ho sempre pensato alla voce come un mistero che si realizza e produce da sé, come avesse vita a sé stante e le parole non altro che veicoli di suoni cui portare significato o delineare un colore. Razionalmente non la guido semmai razionalmente intuisco dove vorrebbe andare e la seguo addomesticando i suoni, rendendoli fruibili al repertorio, perché aderiscano alle mie capacità riconosciute e non mi mettano in imbarazzo più del necessario.

 Perché, diciamolo, non è che la mia voce mi piaccia così tanto, ma ecco, ho imparato ad accettarla e a conoscere quella parte di me da cui più facilmente si tragga un tutto che tratti tutti i lati, anche i più oscuri, della mia persona, non personalità, ma persona perché è anima e corpo che nella voce si commisurano, l'uno lo specchio dell'altra.
La mia voce è l'unica che talvolta mi porti ad affacciarmi all'infinito.
 
 
ilaria6.jpg 
La voce è la persona che sei
 

Il canto ha attraversato la mia vita come una cosa naturale. Non è mi è costato niente essere intonata né possedere musicalità e fu così finché riproducevo canzoni con testi inventati fingendo d'essere una diva che scendeva le scale di casa.  Fino ad allora cantare era come salire sugli alberi, giocare e correre dietro ad una palla... un gioco. Ma poi sentire una nota e riprodurla con una A fu come tornare indietro, conoscere le lettere, le parole che avevano un suono e quella musica che tormentava i miei ditini sul pianoforte aveva il nome di una vocina impaurita. Ci volle un bel po' perché io mi riconoscessi in quella voce tremolante che tutto d'un tratto non era capace di emettere una nota, bloccata com'era a fare qualcosa di innaturale come un'insignificante A. 

Rimasi incredula quando verificai che per cantare bisogna aprire la bocca... non che prima non lo facessi, ma ora dovevo esserne cosciente. Prima cantavo e mi piacevo ma poi con quel maestro sembravo una scema ad intonare delle scale. Non respiravo più ed uscivo da lezione con l'idea che quello non poteva essere CANTARE.

Cantare è una cosa naturale finché rimane spontanea, ma quando l'età delle spontaneità si esaurisce con la fanciullezza anche cantare diventa faticoso, raggiungere le note alte un'impresa, dominare l'emozione, la timidezza difficile. Ho imparato dalla mia voce a conoscere quella che sono e quello che mi succede. La voce registra, cresce e matura con la persona che sei dentro e fuori. Si definisce con le paure, le idee, le  cose che ti appartengono, quelle che non vuoi riconoscere di te, racconta come ti relazioni, il rapporto con mamma e papà, distingue le fobie, le cose che ci piacciono, conserva l'educazione fonetica che si recepisce in famiglia, qualche volta anticipa eventi e definisce sensazioni.  Ma la voce per uscire spontaneamente, deve tornare bambina, non risentire di tutti quei blocchi emotivi e fisici che l'hanno costretta in poche linee melodiche e in suoni possibilmente accettabili. La voce è molto di più di quello che rappresenta il canto ed educarla significa scoprire quanto può raccontare.

La voce non è un'entità astratta, è una sorgente sonora, è un fenomeno fisico ma è anche fenomeno spirituale perché raccoglie tutta la nostra umanità.  

 

 

ilaria3.jpg 

Voce,lavoro muscolare e tensione metafisica

 

Mi è capitato di sentire che cantare è faticoso e mi domando se non fosse il caso d'immaginarlo. Cantare è faticoso perchè comporta una tensione muscolare non indifferente. Se infatti questo lavoro muscolare non ci fosse verrebbe meno principalmente la qualità della voce. Un'ora di lezione di canto corrisponde ad un'ora di palestra perchè per sostenere il suono nella cassa di risonanza, controllarne l'intonazione e l'intensità, tutto il lavoro della muscolatura del corpo necessità di una forza lavoro equivalente ad una qualsiasi altro lavoro muscolare come una corsa o una serie di flessioni. Nell'armonia straordinaria che concerta il nostro corpo quando alcuni muscoli sono chiamati a intervenire nello spostamento per esempio di un peso, si assiste alla distribuzione del lavoro, a tutta una serie di altre masse muscolari che, oserei dire, per simpatia contribuiscono. Ecco, quando canto, tutto il corpo partecipa all'emissione della voce, tutto il corpo fisico è contratto.

Percepisco  con certezza la tensione della muscolatura del collo e della nuca, del tronco in particolare del gran dorsale, il piccolo pettorale, il quadrato dei lombi, la cresta iliaca e il diaframma, ma sento anche contrarsi i glutei, i quadricipiti, i muscoli dei polpacci, arrivando fino ai piedi, che sembrano inchiodarsi al pavimento. C'è una dimensione epica del corpo nel tendersi al suono come se s'attendesse alla vita, perchè il canto è vita. Nell'emissione del suono infatti emetto aria, in seconda fase di respirazione, emetto vita, creo suono. 

Se poi al lavoro fisico muscolare corrisponde una tensione emotiva e spirituale, sembra naturale considerare il canto la forma di comunicazione più alta, completa e straordinaria. Così io concepisco cantare, qualcosa di tanto umano ed estremamente fisico quanto spirituale e mistico.

Quanto mi ancoro alla terra portando la muscolatura a testare la propria potenza carica della forza di gravità, tanto la voce si solleva da terra, tentando strade spesso sconosciute, nuove a cercare i misteri del cuore, viaggiando tra le conoscenze della psiche e stabilendo reale rapporto con l'anima, sostanza primaria di vita. 

 

 

ilaria5.jpg 


 

Nessun TrackBack

URL TrackBack: http://www.ilariaperetti.it/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/19

2 Commenti

Peretti for president!!!

Peretti for president!!!

Lascia un commento

mt-comments.cgi" name="comments_form" id="comments-form" onsubmit="return mtCommentOnSubmit(this)">

Su questo progetto

Puoi trovare progetti recenti nell'indice principale o leggerli tutti quanti negli archivi.